05 gennaio 2007

LA RAGAZZA DELLE ARANCE

L'ultimo libro che ho letto è stato "LA RAGAZZA DELLE ARANCE" di Jostein Gaarder.

Questo romanzo racconta di George che perse il padre a quatto anni, e all'età di 15n anni si ritrova a scrivere questo romanzo a quattro mani con il padre, morto 11 anni prima.

"Mio padre morì undici anni fà. Quando se ne ando , io avevo solo quattro anni.

Non credevo che avrei avuto più sue notizie, ma adesso stimao scrivendo un libro insieme"

Il libro si concenta su una lettera che il padre, Jan Olav, avevo scritto a George poco prima che morisse, dove racconta la sua storia d'amore con la ragazza delle arance.
L'intrigante storia tra Jan Olav e la ragazza delle arance si conclude con un quesito su quello che è il senso della vita:
"Immagina di trovarti sulla soglia di una favola, nel momento in cui tutto fu creato.
Avevi la possibbilità di scegliere se un giorno avresti voluto nascere e vivere su questo pianeta.
Non avresti saputo quanto saresti vissuto, e non avresti neppure saputo per quanto tempo saresti potuto rimanere, ma non si trattava comunque che più di qualche anno.
Avresti solo saputo che, se avessi scelto di venire al mondo un giorno, quando i tempi fossero stati maturi, allora un giorno avresti anche dovuto staccarti da esso me lasciare tutto dietro di te.
Forse questoti avrebbe ferito violentemente, poichè moltwe persone pensano che la vita in questa grande favola sia cosi meravigliosa che vengono loro le lacrime agli occhi al solo pensiero che debba finire.
Può essere tutto così bello qui, che fa un male terribbile pensare che prima o poi on ci saranno più giorni da vivere.
Avresti voluto vivere un giorno , una vita sulla terra, breve o lunga , dopo centomila o cento milioni di anni?"
Dunque Jan Avlon in momento di morte si chiede e chiede al figlio cosa sarrebbe meglio tra il vivere e il non vivere proprio, per evitare la sofferenze della morte:
"è peggio perdere qualcosa di caro che non averlo mai avuto".
Questo ramanzo fa riflettere sul senso della vita e della morte, di quanto possa essere breve la vita terrena atal proposito bisogna tener conto della massima "Carpe Diem" di Orazio, che incita a cogliere l'attimo in una vita fuggente.

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